Trasporto pubblico Molise. I Sindacati scrivono a Roberti
Con una lettera aperta chiara e articolata, le sigle sindacali FAISA CISAL, FILT CGIL e UGL Autoferro, si rivolgono al Presidente Roberti, per due motivi - si legge -: il primo, per amore della verità e per ristabilire una corretta informazione; il secondo, per smentire apertamente alcune dichiarazioni espresse attraverso i media. Le affermazioni rilasciate sia durante il convegno che da parte della SATI ci lasciano stupefatti e increduli.
Le dichiarazioni pubbliche sulla crisi del settore trasporti e sulla questione delle fermate del servizio pubblico risultano viziate da una evidente mancanza di conoscenza dei fatti e sono inaccettabili. Esse rappresentano anche una chiara dimostrazione dell'incapacità gestionale delle imprese, per cui possiamo affermare senza esitazione: "Cicero pro domo sua".
Analizziamo nel dettaglio alcune questioni fondamentali:
1. Taglio dei chilometri avvenuto ad aprile 2011
Confrontando i dati tra aprile 2011 e gennaio 2012, si evince che la Regione ha ridotto i chilometri da 16.548.529 a 11.769.227,90, con un taglio del 28,8%. Tuttavia, le risorse complessive per il settore sono diminuite solo del 6,65%, passando da €24.244.199,56 a €22.632.355,55.
A fronte di questa riduzione, le aziende hanno comunque beneficiato di un aumento del costo medio per chilometro riconosciuto e sostenuto dalla collettività, che è passato da €1,465 a €1,923, con un incremento del 31,26% (Del. GR 259/10 e determina 20/13). Un vantaggio evidente per le imprese, senza considerare anche i minori costi non sopportati per effetto dei km tagliati.
2. Ristorno di parte dei biglietti
La Legge Regionale. n. 4/2019 ha previsto un aumento del costo dei biglietti del trasporto pubblico di circa il 40% a beneficio delle entrate regionali. Tuttavia, il contributo pubblico versato alle aziende (le quattro maggiori) è stato calcolato in base ai biglietti incassati.
Ad esempio, per la società Larivera, i costi sono stati determinati considerando che i ricavi da biglietti coprono il 13,90% delle spese, mentre la Regione copre il restante 86,10%. Per la SATI, il rapporto è 27,49% - 72,51%.
Ne consegue che un aumento dei ricavi dai biglietti dovrebbe ridurre proporzionalmente il contributo regionale dato alle aziende, altrimenti si configurerebbero degli illeciti aiuti di Stato.
3. Chilometri per percorsi extra-regionali
L'ANAV richiede un contributo anche per i chilometri dei percorsi extraregionali, ma la Regione può compensare esclusivamente i chilometri percorsi nell'ambito della rete dei servizi minimi e non quelli effettuati a rischio d'impresa.
Inoltre, i servizi interregionali non possono essere effettuati con autobus acquistati con sovvenzioni pubbliche, come già accaduto con i mezzi della Regione Molise utilizzati per il collegamento verso Napoli.
4. Compenso per i chilometri aggiuntivi
Considerato il basso incasso dai biglietti (vedi punto 2), la necessità di effettuare corse bis appare poco plausibile. Temiamo che possa trattarsi di un metodo per aumentare artificiosamente i chilometri riconosciuti.
Facciamo notare che la Regione definisce i servizi minimi di trasporto (art. 16 D.Lgs. n. 422/97) per soddisfare le esigenze essenziali della collettività. Pertanto, qualsiasi offerta aggiuntiva rispetto a quanto stabilito dalla Regione è a discrezione delle imprese e, eventualmente, può essere soddisfatta autonomamente.
Inoltre, secondo l'art. 19, comma 2, del D.Lgs. 422/97, "il contratto di servizio per il quale non è assicurata, al momento della stipula, la corrispondenza tra gli importi di cui alla lettera e) del comma 3 e le risorse effettivamente disponibili è nullo".
Oltre a ciò, riteniamo che la prassi verbale di "autorizzazione" dei chilometri aggiuntivi sia in contrasto con i principi della sentenza Altmark, recepiti dal Regolamento CE 1370/07. Quest'ultimo stabilisce che: "L'impresa beneficiaria deve essere chiaramente incaricata dell'adempimento degli obblighi di servizio pubblico. I parametri per il calcolo della compensazione devono essere definiti in modo obiettivo e trasparente, per evitare che si crei un vantaggio economico a favore dell'impresa beneficiaria rispetto ai concorrenti."
Di conseguenza, i chilometri aggiuntivi sarebbero leciti solo se richiesti per soddisfare reali esigenze della collettività e se la Regione disponesse di adeguati sistemi di monitoraggio dei chilometri percorsi e della frequentazione. Tuttavia, tali strumenti sono attualmente inesistenti, e la Regione continua a effettuare i pagamenti basandosi esclusivamente sulle autodichiarazioni delle società in merito agli incassi e ai chilometri percorsi.
5. Costi per autobus in comodato
Le aziende vorrebbero ottenere una compensazione economica per l'utilizzo degli autobus che non hanno acquistato direttamente, ma che sono stati messi a loro disposizione a condizioni agevolate. Questa richiesta è infondata perché nei costi aziendali già riconosciuti dalla Regione è incluso anche l'ammortamento dei mezzi, si configurerebbe un doppio beneficio. Se si vuole evitare il pagamento del comodato, dovrebbe essere ridotto il corrispettivo riconosciuto alle aziende.
6. Società in house e numero eccessivo di aziende
Il numero sproporzionato di aziende operanti nel servizio pubblico comporta inefficienze e sovrapposizioni nei percorsi.
Se si ritiene che il sistema attuale sia adeguato, allora non avrebbe senso neppure ipotizzare gare o la creazione di una società in house. Il problema principale non è la scelta tra gara o in house, bensì la capacità gestionale delle aziende.
7. Rispetto delle fermate di servizio
La Regione è responsabile dell'individuazione delle fermate nel rispetto della normativa vigente. La tesi secondo cui l'azienda sarebbe tenuta a rispettare il contratto di servizio anche in contrasto con la legge è priva di fondamento.
Un contratto tra due soggetti non può obbligare un terzo (ad esempio, il conducente) a violare il Codice della Strada.
8. Fermate irregolari e pagamento delle sanzioni
Le dichiarazioni del legale che ha parlato a nome della SATI sono prive di fondamento. In primis, è doveroso far notare che i costi legali sostenuti dalle aziende dovrebbero essere detratti dai contributi pubblici e non gravare sulla collettività (come previsto dal Regolamento Europeo). Cosa che in Molise non avviene.
Inoltre, il pagamento di una multa, anche se successivamente annullata per vizi formali, non elimina l'obbligo di rispettare le norme del Codice della Strada. La società si rifiuta di assumersi qualsiasi responsabilità legale o economica in caso di incidente, lasciando gli oneri interamente a carico degli autisti.
Se vogliamo riassume il tutto in poche parole: i compensi sono di competenza della società, i rischi sono degli autisti. In conclusione, la crisi del settore, da noi sempre denunciata, non è di natura economica per le imprese, bensì tecnica e produttiva: molte risorse, troppa inefficienza.
