The Elephant Man, il (primo) capolavoro di David Lynch

19.03.2025

 Un ricordo del regista statunitense scomparso il 16 gennaio

di Giulia Zinedine Fuschino

Nella Londra vittoriana un uomo, nato deforme in seguito ad un incidente capitato alla madre mentre era incinta (calpestata da un elefante in terra africana) viene esposto come fenomeno da baraccone nella galleria dei freaks. Sarà il dottor Treves (Anthony Hopkins) a salvare dalla prigionia l'uomo-elefante, ad accudirlo e curarlo, ma anche ad usarlo per le sue conferenze mediche. John Merrick (John Hurt), così si chiama, è dotato di una sensibilità notevole e viene introdotto nella Londra-bene, senza tuttavia essere al riparo dai pregiudizi per la sua condizione.

Basato sulla storia vera di Merrick, Lynch immagina l'esistenza di quest'uomo tra la durezza della Londra della Rivoluzione industriale e echi immaginifici che l'animo sensibile ed educato del protagonista e del dottore produce scontrandosi con la realtà: la disabilità e la vergogna e la necessità di andare oltre i pregiudizi della gente - sia di upper-class che proletaria - necessità della scienza, rappresentata dal dottore.

Un cast eccezionale, con la memorabile interpretazione di John Hurt, irriconoscibile ma assolutamente degno da grande attore shakespeariano qual era, affiancato dall'immancabile bravura e precisione di un altro gigante del teatro inglese, Anthony Hopkins, premio Oscar per "Il silenzio degli Innocenti".

Tra visioni oniriche della memoria e il viso in chiaro scuro dell' uomo elefante, Lynch ci chiede di andare oltre l'immagine: immaginare…sgranare gli occhi, insieme a Hopkins, cercando di vedere oltre un vetro sporco di deformità, umane ed etiche. Mai, comunque, a misura di sguardo lineare. I brividi, nei meandri più profondi, sono assicurati da un film che è stato candidato a 8 Oscar, e tra questi miglior regia e sceneggiatura.

Consigliamo assolutamente la visione, dunque, di questo film che vi lascerà attoniti e pieni di umana tenerezza o pietosa rabbia per il destino del protagonista, oppure potrebbe farvi riflettere sul fatto che ancora oggi le disabilità più gravi o malformazioni anatomiche sono considerate da abbastanza persone causa di pietà o di (tacita) paura, nonostante l'età "di progresso". Infatti, è proprio questo, in ultimo, un ulteriore messaggio di Lynch che vogliamo sottolineare: che cos'è il progresso scientifico/industriale o materiale se non è accompagnato da un processo intellettuale e morale?

Grazie Mr.Lynch per questo capolavoro ed il resto, un patrimonio eterno, come il suo ricordo.

©Produzione riservata

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