In the Mood for Love: innamorarsi (e innamorarsene) non è difficile

03.03.2025

In the Mood for Love, capolavoro del regista Kar-Wai Wong, è tornato al cinema per i 25 anni dall'uscita nelle sale, distribuito da Lucky Red.

di Giulia Zinedine Fuschino

Una storia d'amore nella Hong Kong anni '60. Chow e Li-zhen (Maggie Cheung, Tony Leung Chiu-Wai) si trasferiscono in appartamenti adiacenti in un palazzo gestito da comunità di Shangai in esilio ad Hong Kong nel 1962. Quando scoprono che i rispettivi coniugi li tradiscono l'uno con la moglie dell'altra inizieranno a frequentarsi sempre più spesso, immersi nella Hong Kong degli anni '60, cercando paradossalmente di non destare sospetti con gli invadenti padroni di casa, sognando una rottura dei rispettivi matrimoni per stare insieme. Una storia d'amore improvvisa e platonica, basata su reciproco supporto e gesti semplici e sullo sfondo una Hong Kong che vive in pieno la de-colonizzazione di Hong Kong dalla Corona Britannica e la sua progressiva occidentalizzazione: lo sviluppo delle industrie, uno status autonomo con leggi "occidentali". Tuttavia, la vicenda dei due protagonisti assume un valore universale, in quanto hanno l'atteggiamento semplicemente spontaneo che potrebbe avere qualsiasi innamorato, impossibilitato a realizzare effettivamente l'unione. Infatti, Kar-Wai si sofferma sulla quotidianità dei due (l'una è segretaria, l'altro impiegato e scrittore), che risente della solitudine dovuta all'assenza continua dei rispettivi coniugi. Questa solitudine e il sospetto del tradimento li faranno avvicinare e la cinepresa, come lo spettatore, segue attraverso i loro sguardi, gesti, parole pesate, silenzi la nascita di un sentimento. La storia si sviluppa in tre anni, in cui i protagonisti si allontaneranno, pur cercandosi continuamente, senza mai trovarsi. Una situazione che può capitare a tutti, in qualsiasi tempo o spazio.

Un capolavoro del cinema mondiale. La grandezza del cinema di Kar-Wai sta nell'uso della macchina da presa e nella fotografia: assolutamente perfette le inquadrature, come quadri, pennellata dopo pennellata il regista restituisce i colori e i sapori della Hong Kong nuova e anche del mistico bagliore della Cambogia, un'altra area interessata dalla rivoluzione post-coloniale, in particolare delle rovine di Siena Reap dove il protagonista si reca e dove si chiude il film. Insomma, il crollo degli imperi coloniali e lo sforzo di cambiare delle ex colonie, ha eco come un palcoscenico nell'universalità dell'amore platonico: ci vuole coraggio ad uscire dalla moralità precedente e prendersi la libertà di una nuova vita. Tutto ciò e richiami al cinema internazionale come Truffaut e Hitchcock contribuiscono a rendere il film un autentico gioiello tanto da essere riproposto al cinema dopo 25 anni, insieme alla bellissima colonna sonora di Galasso e Umebayashi che compone, è il caso di dirlo, un Valzer per un amore. Il titolo originale cantonese, Insomma, In The Mood for Love rimane un paradigma cinematografico in quanto testimonia quanto sia semplice la nascita di un amore ma quanto sia difficile viverlo, come è semplice per un impero cadere su sé stesso ma come sia difficile per chi sopravvive alle macerie ricostruirsi una vita libera. D'altronde, in cantonese il titolo è "età della fioritura", la primavera, stagione per antonomasia dell'amore e delle rivoluzioni.

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