Il tempo presente interroga Machiavelli. È ancora attuale la sua lezione politica?
di Sabrina Fasano
Niccolò di Bernardo dei Machiavelli, noto semplicemente con il nome di Niccolò Machiavelli, nacque a Firenze il 3 maggio 1469. La sua vasta biografia include esperienze quali quella di scrittore, filosofo, storico, drammaturgo, politico e diplomatico italiano.
Nota figura controversa nella Firenze dei Medici, è passato alla storia come il padre fondatore della scienza politica, ed è proprio dall'opera "Il Principe" che emergono i suoi principi fondamentali. Quest'opera, che ormai ha più di 500 anni, risulta più attuale che mai.
Machiavelli, da sempre e da molti incompreso, scrisse Il Principe durante l'esilio a Sant'Andrea di Percussina, dove era relegato dal ritorno dei Medici. Lo scopo era quello di offrire il risultato delle sue esperienze diplomatiche e degli studi della storia passata per porre rimedio alla crisi politica in cui l'Italia stava precipitando dal fatale 1492, anno della morte di Lorenzo di Lorenzo il Magnifico.
Nel 1494 la discesa di Carlo VIII di Francia, quando Firenze fu presa "col gesso", inaugurò la serie delle "horrende" guerre che segnarono la fine della libertà d'Italia. Da allora il piccolo ma potente libro ha attraversato mille problematiche, fino ad essere messo all'indice e condannato al rogo. Nonostante ciò, non ha mai cessato di circolare, anche clandestinamente, e di essere studiato, soprattutto nei periodi di crisi politica.
Leggendo questo capolavoro, contestualizzando la lettura, ci si rende conto che ancora oggi i suggerimenti del segretario fiorentino vengono applicati da non poche persone. Per quanto riguarda la guerra, ad esempio, l'ipocrisia si è spinta a livelli ineffabili, negli ultimi anni del XX e nei primi del XXI secolo, con l'introduzione del concetto di "operazioni di pace" quale sinonimo rassicurante e "politicamente corretto" di quello di guerra, in genere tutt'altro che difensiva e meno ancora "umanitaria".
Ma quali sono oggi, esattamente, le basi ideologiche della dottrina della "guerra giusta", e dove affondano le loro radici? Tale dottrina si può considerare una diretta filiazione della dottrina machiavellica del "fine che giustifica i mezzi". Così come Cesare Borgia, che restituì alla Romagna "pace e sicurezza", e sia pure con metodi brutalmente radicali, allo stesso modo i moderni sostenitori della "guerra giusta" e delle "operazioni di pace" sostengono che l'unico modo di assicurare la pace (e democrazia), è quello di rimuovere con la forza tutte le possibili cause di tensione e disordine. vediamo queste teorie applicate in molti conflitti globali. La guerra in Ucraina, ad esempio, viene giustificata dalle parti coinvolte con motivazioni ideologiche e strategiche, dimostrando come il concetto di "guerra giusta" venga ancora usato per legittimare azioni belliche.
Machiavelli, dunque, aveva teorizzato, senza fronzoli e senza ipocrisie, quell'uso illimitato della forza che, oggi, trova la sua applicazione pratica all'ombra di sistemi politici e di dottrine politiche umanitaristiche, democratiche e "liberali".