Il caos come arte? lo dimostrano i giardini di Versailles
Giulia Zinedine Fuschino
«Mio padre mi ha fatto amare i giardini. Mi ha incoraggiato a vederne la bellezza e a ricrearla non come un esercizio ma più come un atto di fede. Lui diceva che Dio ci aveva donato un giardino e che quando abbiamo perso l'Eden abbiamo dovuto cercarlo e re-inventarlo. Ma solo a pochi di noi è dato riuscirci. Solo alcuni di noi hanno quel dono».
"Le regole del caos" o A little chaos, ultimo film da regista del compianto attore britannico Alan Rickman (1946-2016), compie quest'anno dieci anni dall'uscita nelle sale italiane (2015), ma offre ancora ottimi spunti riflessione sul rapporto tra natura e genio artistico, ordine e caos.
Luigi IVX, il re "sole" di Francia (Alan Rickman) ha appena creato la reggia di Versailles e vuole renderla maestosa con eleganti giardini, che riflettano la visione che lui ha in mente per il suo regno: tutto risponde ad un ordine, armonico e che abbia come apice il re così come la natura ha bisogno del Sole per vivere.
Per questo progetto, vengono chiamati i migliori architetti paesaggisti di Francia; la supervisione dei lavori è affidata all'architetto reale André Le Notre (Matthias Schoenaerts). Tra questi vi è Sabine De Barra (Kate winslet) che, nonostante le chiare difficoltà in una società maschilista, vince le selezioni per il progetto di una sala da ballo all'aperto con un'enorme fontana nei giardini della Reggia. Sabine arriverà a conquistare anche il re, anch'egli abile conoscitore di fiori e piante, grazie al suo senso pratico ed alla sua genialità artistica.
Perché una rosa è importante? In quello che non ambisce ad essere un film storico, Alan Rickman sottolinea come sia importante il rapporto tra l'uomo e la natura come specchio della società: nella società c'è un ordine prestabilito ma è, tuttavia, il caos a stravolgere l'ordine precostituito nella misura in cui il caos è rappresentato dall'arte, dall'inventiva e dalla semplicità che sono anche le qualità ultime del creato. Tuttavia, il caos ha regole proprie che solo chi ama la varietà della natura come una forma d'arte può comprendere. Infatti Sabine sarà l'unica che comprenderà come la natura possa diventare arte attraverso l'uomo e viceversa, in un rispetto reciproco; ma ciò, sottolinea Rickman, non vale solo in questa veste ma anche nei rapporti umani. Infatti, emblematica è una citazione del film:
«Re Luigi XIV: Se questa rosa potesse parlare, che
cosa direbbe?
Sabine: Si, eccomi qui. Io ho servito sotto gli occhi della
natura, come faranno i miei figli dopo di me. Esiste più grande contributo o
fine più aggraziato?
Re Luigi XIV: Una rosa saggia... E quale protezione può un giardiniere
offrire a questa rosa per difenderla dalla brutalità della natura?
Sabine: Pazienza, cura e un po' di calore del sole sono la
migliore speranza».
Questo film, elegante e corposo, ci insegna a rispettare la natura e la società umana pur avendo un ordine rigido e crudele, ma anche a valorizzarne il caos che ha delle regole proprie, che solo la semplicità e la spontaneità dell'arte possono comprendere, poiché al di fuori di ogni imposizione: che cos'è, dunque, la Bellezza? Un perfetto caos. E lo dimostrano i giardini di Versailles a chi sa ben vedere.
